Che cos’è Isotype …

I pupazzetti che uso sono altrettanti pittogrammi creati da un designer, Gerd Arntz, e ideati da Otto Neurath. In effetti li scoprii ai tempi della tesi di dottorato. Politicamente, Neurath era un socialdemocratico progressista, che aveva partecipato all’esperienza della repubblica sovietica bavarese; filosoficamente era un neopositivista logico. Il suo linguaggio di segni aveva una duplice funzione: non tagliare fuori gli analfabeti dalla società contemporanea, che esige sistemi di istruzioni complessi integrati nei propri oggetti e nei propri spazi; ed essere immediatamente comprensibile anche a chi non parla una determinata lingua. E’ incredibile: era la fine degli anni ’20, ma queste due caratteristiche erano già assai chiare.
E’ in effetti questo stesso linguaggio di pittogrammi ad essere ancora in uso nella cartellonistica di qualunque aeroporto, o sulla porta di ogni toilette, nella segnaletica stradale e via discorrendo. Come tutti i linguaggi, si è infine distaccato dal proprio autore e ha cominciato a vivere di vita propria.
Arntz era un grafico, utilizzava questo sistema di icone “simbolizzate” per vari scopi, ad esempio per presentare i risultati delle statistiche. Ma impiegava il medesimo stile anche per creare immagini complesse che veicolassero messaggi politicamente impegnati. Ha creato circa 4000 pittogrammi.
Era molto tempo che riflettevo sul fatto che per produrre un fumetto di satira politica non occorre disegnare come Michelangelo. Prendi ad esempio Jules Feiffer, o Copi. Per quanto stilizzato, l’essenziale è un tratto riconoscibile e soprattutto coerente, che non cambi di vignetta in vignetta. Poi, non è obbligatorio utilizzare la matita: ogni strumento è buono, e se ai tempi delle avanguardie del primo novecento andavano bene forbici e carta di giornale, oggi il computer è l’ideale. Al tempo del dottorato, ricordo che Claudia Attimonelli mi raccontava di queste tendenze a utilizzare per scopi creativi programmi non professionali o pensati per altri scopi, come powerpoint.
Purtroppo, come mi ha scritto Daniele Barbieri, Isotype è estremamente caratterizzato in senso tecnico, e questo condiziona i significati che puoi esprimere. Una mia perplessità, ad esempio, dipendeva dalla datazione: Isotype riflette chiaramente i rapporti economici, sociali e culturali  di un periodo che va dalla Repubblica di Weimar ai primi anni Sessanta. Tanto per fare un esempio, ho spesso qualche problema di “gender” nell’assemblare le mie vignette.
Se mi sono deciso, non è tanto in base ad una analogia storica con quel periodo, quanto per il fatto che oggi come allora avverto pulsioni autoritarie nella società italiana. C’è l’idea che esista una sola soluzione valida per tutti e che sia necessaria e ineluttabile. Oggi questa idea si presenta travestita da “scienza” economica, allora invece nell’uomo forte che impone il proprio ordine con la violenza – ma negli anni Novanta invece si trattava del leader carismatico. Rimane il fatto che tutto ciò va a sostituire la dimensione politica del nostro essere sociale, vista come superflua (e non i politici, sia badi bene). E’ il diciotto brumaio di Mario Monti.
O forse, è perché stavo leggendo Berlin Alexanderplatz, e mi sono lasciato suggestionare …
Ah, forse volete sapere di me. Sono docente di Semiotica, precario, precarissimo, all’Università di Bologna, e, come si evince dalle vignette, sono un sostenitore del Partito per un progresso moderato nei limiti della legge, fondato dal grande Jaroslav Hašek. Di quando in quando scrivo su Alfabeta2, oltre ovviamente a riviste semiotiche varie come Ocula o  E/C. Nel caso vi interessasse davvero, trovate la mia noiosa produzione scientifica su http://unibo.academia.edu/FrancescoGalofaro/Papers
Francesco
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